Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE MicrosoftInternetExplorer4 /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Tabella normale"; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:99; mso-style-qformat:yes; mso-style-parent:""; mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; mso-para-margin-top:0cm; mso-para-margin-right:0cm; mso-para-margin-bottom:10.0pt; mso-para-margin-left:0cm; line-height:115%; mso-pagination:widow-orphan; font-size:11.0pt; font-family:"Calibri","sans-serif"; mso-ascii-font-family:Calibri; mso-ascii-theme-font:minor-latin; mso-hansi-font-family:Calibri; mso-hansi-theme-font:minor-latin;} Il nuovo libro del giornalista Franco Castaldo dal titolo “Da Falsone a Messina, strade senza ritorno” edito da “Edizioni Grandangolo”. 192 pagine che raccontano la mafia agrigentina attraverso la storia dei boss Giuseppe Falsone, recentemente catturato a Marsiglia e Gerlandino Messina, attualmente latitante e successore del capomafia di Campobello di Licata. Il libro, che è dedicato all’avvocato Piero Milio, recentemente scomparso, viene presentato da una prefazione di Enrico Deaglio che, tra l’altro, scrive: “La storia che Franco Castaldo racconta in questo libro fa un effetto strano: inquieta e sorprende. Non lascia tranquilli. Si narra la storia di uno spaventoso capomafia appena catturato e del fosco avvenire che circonda il suo successore; ci sono centinaia di cadaveri disseminati nelle campagna dell’agrigentino; pizzini scambiati attraverso messaggeri, come fossimo nell’età della pietra, ma anche computer e internet; soldi e vendette che procedono insieme, con le seconde che valgono più dei primi. L’inquietudine nasce dalle cifre che Franco Castaldo dissemina: Giuseppe Falsone (lui stesso orfano di padre, ucciso in una guerra di mafia) ha ucciso personalmente decine e decine di persone, estorto centinaia di commercianti o imprenditori, assoldato centinaia di complici, maneggiato centinaia di milioni di euro, organizzato traffico e diffusione di droga per migliaia di consumatori e altrettanti consumatori leciti sono andati a fare la spesa nei suoi centri commerciali, ha intimidito o messo a libro paga uomini politici, ha condizionato il voto nei seggi elettorali. Ma forse, ancora più degli avvenimenti raccontati – alcuni ormai storici, come l’uccisione del maresciallo Guazzelli, la strage di Porto Empedocle, la penetrazione mafiosa nella Confindustria siciliana – mi hanno colpito due particolari che Castaldo ricorda, due rapide visioni dei due capimafia Giuseppe Falsone e Gerlandino Messina, quando non lo erano ancora, quando erano ancora ragazzi e, forse, avevano la possibilità di diventare qualcosa d’altro rispetto a quello che sono diventati. Sono due pennellate, poche righe, ma da grande cronista. Quello, per intenderci, che va sui posti, guarda intorno e si ricorda quella foto stampata nel cervello”.
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