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CronacaCalamonaci. Picchia la compagna: pregiudicato in manette

SCIACCA. Un pregiudicato di 30 anni, Francesco Spataro, è stato arrestato dai carabinieri a Calamonaci con l'accusa di maltrattamenti in famiglia nei confronti della sua convivente.
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Dacia Maraini: "Quando la mafia era per la gente un'invenzione dei giornalisti" PDF E-mail
Scritto da Redazione   
lunedì 30 marzo 2009

ROMA. «Quando vivevo a Palermo la mafia  non si nominava nemmeno. Se qualcuno, magari uno straniero, chiedeva:  ma la mafia cos'è? La gente rispondeva: la mafia non esiste, è una  invenzione della stampa». Con questa riflessione inizia l'ultimo  libro di Dacia Maraini «Sulla mafia», della Giulio Perrone editore. 

Una riflessione sulla mafia, un monologo in cui la scrittrice affronta storie di mafia, vicende del passato e del presente che vanno dalla  morte di Falcone e Borsellino alla ribellione dei ragazzi di Locri  dopo l'omicidio Fortugno.  Tra narrativa, reportage, inchiesta, colloquio, la Maraini  invita con questo libro a non distrarsi, a partecipare, a capire. E lo fa attraverso un dialogo ipotetico che si svolge tra una madre e suo  figlio, un pentito di mafia ucciso per vendetta. Si tratta di un  monologo doloroso ispirato a fatti veri. Una madre che porta fiori e  un paio di scarpe a suo figlio al quale dice: «Sono venuta per  maledirti», eppure non riesce a negargli un gesto ultimo di pietà  umana. «Stanotte ho fatto il sogno che mi dicevi: mà, ho freddo, e  mi facisti pena. Coi piedi di fuori, nudi, bianchi. Tu che amavi tanto le scarpe eleganti, le scarpe costose». «Ora con quei piedi nudi mi  fai proprio pena. Ti ho portato un paio di scarpe buone».  Ma soprattutto il libro vuole essere una riflessione sui confini tra lecito e illecito, sulle responsabilità civili: «Pochi si  rendono conto - afferma la scrittrice nel libro - che questo è un  Paese assetato di giustizia. Anche se finge di non crederci, anche se  pratica il vezzo del cinismo, anche se per abitudine preferisce  allearsi coi più forti, anche se pretende di credere che la furbizia  vinca su tutto. Quel poco o molto di buono che c'è nel Paese ha un  bisogno fisiologico, estremo di giustizia. E non di una giustizia  astratta, sbandierata, retorica, proclamata e fumosa».

 
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